Comune di Bova

Storia del comune

Il paese di Bova è arroccato sulle pendici di un colle che si innalza per 820 m. s.l.m. ed occupa una superficie territoriale comunale di 46,74 Kmq. Bova ha origini molto antiche come testimoniano rinvenimenti di armi silicie dell’epoca neolitica, ritrovate numerose nel territorio. Anche dentro l’abitato di Bova, nel perimetro del Castello, furono rinvenute schegge di ossidiana, attestanti il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C.. Pertanto le rocche del Castello ospitarono sicuramente un insediamento umano di età preistorica. E ancora i numerosi frammenti vascolari, con disegni a meandro, ad impasto lucido nero, di fattura certamente greca, del primo periodo di colonizzazione, comprovano l’antica esistenza di abitazioni nella zona del castello e documentano i vari insediamenti umani nel corso dei secoli.
Tra le popolazioni preistoriche che abitavano tra le rocche e le caverne di Bova ci furono gli Ausoni, dediti soprattutto alla pastorizia, che furono, poi, assoggettati dai coloni greci.
Nei secoli VIII-VI a.C., nell’ambito del vasto movimento migratorio dalla Grecia verso occidente, sorsero lungo la fascia costiera ionica della Calabria, numerose colonie greche, l’abitato di Delia o Deri fu posto, allora, in contrada S. Pasquale, presso la foce di quel torrente. Secondo la leggenda Bova fu fondata da una Regina greca, che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissato la sua residenza sulla cima del colle di Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico Castello.
In età greca Bova subì le sorti della politica locrese, nelle vicende storiche di conquiste e di guerre, fu sottoposta, quindi alla tirannide di Siracusa. Con la vittoria di Roma sui Cartaginesi le terre dei locresi furono sottomesse dai romani, Bova, comunque, poté godere della cittadinanza romana, ma la tranquillità durò poco, infatti, essendo il paese troppo esposto verso il mare, vicino Capo Spartivento, subì le frequenti incursioni barbariche.
Nel 440, infatti, i Vandali, sbarcarono sulle coste lucane e bruzie devastando e saccheggiando le città marittime. Dopo aver occupato la Sicilia, organizzarono scorrerie in Calabria e gli abitanti del litorale per sfuggire alle devastazioni si rifugiarono sui monti, in luoghi più sicuri ed inespugnabili. Fu questo, quindi, il motivo che spinse gli abitanti di Delia a fondare la città di Bova.
Dal IX secolo Bova fu continuamente assediata dai Saraceni: questi pirati che venivano dalla Sicilia, dove erano giunti intorno all’anno 829 provenienti dall’Africa e dalla Spagna, approdavano a Capo Spartivento e spesso, per avversità atmosferiche, erano costretti a fermarsi e, non trovando alcuna residenza, saccheggiavano e devastavano il territorio di Bova. Uno dei più disastrosi assalti saraceni fu quello 953, anno in cui Bova subì per ordine diretto dell’ Emiro di Sicilia, Hassan Ibu-Alì, l’attacco di sorpresa e la strage di molti abitanti, mentre i più furono mandati schiavi in Africa. E ancora nel 1075 gli arabi sbarcando alla marina di Bruzzano occuparono parte della Calabria ed anche Bova fu sottoposta a stretto assedio. In città si accedeva attraverso due porte turrite, porta Ajo Marini e l’altra ubicata nei pressi della Cattedrale. L’acropoli della città di Bova era costituita dall’antica Cattedrale, il Palazzo Vescovile e le case delle famiglie più ricche e nobili, fuori le mura esistevano i due borghi: Borgo di Rao e Borgo S. Antonio con tre torri difensive poste una di seguito all’altra, di una sola delle quali, oggi restano i ruderi. Con la dominazione normanna Bova entrò nel periodo feudale. All’età laico-normanna seguì il feudalesimo ecclesiastico – svevo e Bova fu infeudata all’Arcivescovo di Reggio che la tenne con il titolo di Conte fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità.
Bova fu antichissima sede vescovile, il primo vescovo sarebbe stato ordinato nel I secolo da Stefano di Nicea, Vescovo di Reggio, e seguì il rito greco, introdotto in Calabria dai monaci basiliani, fino al 1572, anno in cui l’Arcivescovo Cipriota Stauriano impose il rito latino.
Nel 1577 una tremenda pestilenza colpì il paese. Essendo approdato alla marina un naviglio carico di merci, una donna acquistò dei drappi preziosi che espose alla finestra per la festa del Corpus Domini: erano tessuti infetti da peste. A causa del caldo il male si diffuse e colpì molti cittadini. La notizia dell’epidemia si sparse subito nei paesi vicini, Bova fu isolata, il commercio di ogni genere fermo. Tale isolamento originò anche una forte carestia e la morte di moltissimi abitanti.
Nel corso del XVI secolo, si ebbe un risveglio dell’attività predatrice dei turchi contro l’Italia meridionale e ne derivò la necessità di apprestarsi alla difesa; fu infatti realizzata una linea di torri di guardia lungo tutto il litorale calabrese. Nel territorio costiero di Bova esisteva già, a quel tempo, la Torre di San Giovanni d’Avalos posta sul Capo Crisafi, furono quindi costruite Torre Vivo, completamente smantellata nel 1700, e Torre Varata . Si ha notizia di molte incursioni turchesche nel territorio di Bova. Nel 1572 alla marina di Bova si erano rifugiate due tartane cristiane, per sfuggire all’inseguimento di un naviglio turco, l’equipaggio chiese aiuto ai bovesi e il Governatore della città , alla guida di un numeroso stuolo di cittadini, scese alla marina. La battaglia durò molte ore e i turchi rimasero uccisi sulla spiaggia, il piccolo esercito bovese riuscì a mettere in fuga le navi turche. Il terremoto del 1783 provocò a Bova notevoli danni valutati per cinquantamila ducati.
Quando nel 1799 i francesi istaurarono a Napoli la Repubblica Partenopea, non tutto lo stato napoletano ne fece parte, l’estrema provincia di Reggio, Bova compresa , rimase sotto il governo dei Borboni. Il Cardinale Ruffo nel febbraio del 1799 sbarcò in Calabria alla riconquista del regno, e fu agevole in tale zona l’organizzazione delle bande che accorrevano ai suoi ordini. Uno dei primi paesi che rispose all’appello fu Bova , dove si costituì una grossa banda di Sanfedisti che mosse verso Reggio incorporandosi alle truppe del Cardinale.
Oltre alle catastrofi naturali, Bova subì, nel 1943, durante l’ultimo conflitto mondiale, un grave bombardamento da parte degli angloamericani, che danneggiò notevolmente le strutture insediative; nella strage morirono ventisei cittadini bovesi.